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Cambiare il mondo?
(scritto poco dopo l'11 settembre) | » English Version
Non c'è, naturalmente, mai fine alla magnificenza e all'orrore nel dramma umano. Da un continente all'altro l'umanità si innalza verso ogni sfida, si abbassa a qualsiasi livello. Abbiamo a cuore ogni battito vitale, uccidiamo senza ritegno. Benediciamo i miracoli della natura, eppure devastiamo ciò che ci circonda.
Accettiamo questa polarità in quanto natura umana e andiamo avanti nella nostra "vitrea essenza". La nostra rettitudine spadroneggia sulla vita altrui; eppure imploriamo la clemenza degli dei. La nostra rabbia divampa nella violenza e chiediamo giustizia. Bramiamo incessantemente, doniamo generosamente. La nostra indolenza è profonda, ma poi portiamo l'arte e la scienza ad altezze assolute. 

Come possiamo dunque venire a patti con il "marmo e la melma" di questa nostra esistenza, in particolare alla vivida luce dell'orrendo attacco contro la civiltà di martedì scorso? Una risposta è di prestare una più viva attenzione a due domande: "Quanto profondamente mi sta a cuore il nostro futuro comune? Come posso effettivamente cambiare positivamente le cose?".
Ben Okri, dalla Nigeria, dall'Africa, dalla Terra, osserva: "Non c'è una persona, fra di noi, che non vedesse l'ora di nascere. Non ci piacevano i rigori dell'esistenza, i desideri insoddisfatti, le ingiustizie del mondo gelosamente custodite, i labirinti dell'amore, l'ignoranza dei genitori, il fatto di morire e la sorprendente indifferenza dei vivi tra le semplici bellezze dell'universo. Temevamo la crudeltà degli esseri umani, ognuno dei quali nasce cieco, pochi dei quali impareranno mai a vedere"
Dobbiamo, ognuno di noi, gridare a Ben Okri, con umiltà e fiducia, "Sì! Ti sento. Sento quell'indifferenza e ne ho timore. Mi deve stare profondamente a cuore, fin quando il tempo me lo consentirà, il mio respiro come testamento della mia opportunità. La mia vita deve contare!".
Naturalmente, essa già conta: cambiamo il mondo ogni giorno. Semplicemente dedicandoci alla vita noi cambiamo le cose. Appartenendo ad una specie gregaria che ama andare d'accordo, la maggior parte di queste cose sono positive, guidate dalla nostra intelligenza, dalla nostra naturale empatia verso gli altri, dal nostro desiderio di ridere e da quella miriade di soddisfazioni che nascono dal contribuire a migliorare le cose.
Anche quando, o proprio quando, nella nostra vita sopraggiunge una crisi, possiamo creare momenti di grazia, momenti che rivelano le più diverse espressioni di altruistica partecipazione gli uni verso gli altri, compresi atti di incredibile coraggio e sacrificio.
Non possiamo cambiare la natura umana ma possiamo cambiare il nostro percorso di crescita. Basterebbe prestare una maggiore attenzione alla nostra sfera morale, alle nostre interazioni quotidiane - e solo di rado abbiamo bisogno che qualcun altro ci dica come si fa.
Si tratta semplicemente di riconsiderare le posizioni etiche che assumiamo gli uni verso gli altri e verso tutta la vita. Non avremo la visione morale di Vaclav Havel o il coraggio morale di Nelson Mandela, ma possiamo sviluppare in noi stessi la leadership e la consapevolezza etica.
Senza presunzione o atteggiamenti, ma semplicemente allo scopo di migliorare, dobbiamo, ognuno di noi, erigerci a custodi morali di questa terra sulla quale abitiamo. Fin quando non impareremo a rispettare e a preoccuparci gli uni degli altri in quanto nostri vicini, fin quando non riusciremo a venire a patti con la crescente vulnerabilità della vita sulla Terra, il vero progresso continuerà a rimanere un'illusione, impantanato nelle sabbie mobili dell'avidità, della violenza e di intenti egoisti.
Stiamo guardando le nostre vite in un film, seduti troppo vicini allo schermo? Vediamo solo pixel gialli e rossi, proiettati da venditori di notizie o di commerci? Stiamo diventando troppo intorpiditi per assorbire una realtà più ampia?
Così tante persone vivono in una implacabile povertà. Così tante sono profughi loro malgrado. Così tante soffrono inutilmente, muoiono quando sono ancora bambini. Ognuno di loro è un nostro vicino, nato libero, meritevole di diritti umani. Non devono più essere invisibili. Ogni pericolo, ogni perdita, ogni ingiustizia nelle loro vite colpisce tutti noi.
Pensate a quelle persone, conosciute o sconosciute, che si sono sacrificate per voi. Pensate alle persone che vi ispirano. Evocate immagini forti che funzionano per voi. Una delle mie è quella del violoncellista in smoking, Vedran Smailovic, a Sarajevo nel 1992 che sfidò i colpi dei cecchini al mercato ogni giorno per 22 giorni per suonare l'Adagio in sol minore di Albinoni in onore delle 22 persone uccise dai colpi di mortaio mentre facevano la fila per il pane.
Il cambiamento positivo è semplicemente la circolazione e la responsabilità delle persone, di te e di me. E' l'unica cosa in grado di salvarci. Non dobbiamo far altro che essere ancora più attenti e curiosi, ancora più pronti a catturare quell'unico, minuscolo, veloce, meravigliosamente privato e inosservato momento in cui, tu e solo tu, regali un sorriso, tendi una mano, distendi uno sguardo, asciughi le lacrime o tranquillizzi qualcuno.
Questo è potere! E' questa la risorsa più potente che l'umanità ha per apportare un cambiamento positivo - e tu puoi farlo in un batter d'occhio, con la stessa velocità del battito d'ali di una farfalla. Chi può sapere che cosa nascerà da questi momenti; di sicuro cambiano il mondo.
E cambiano anche noi, perché è un flusso che si dirige verso l'interno, non solo verso l'esterno. Maggiore è l'energia positiva che si dà, più è ciò che si riceve; è lo stesso bisogno, lo stesso completamento, come inspirare ed espirare.
E allora respiriamo questa terra! Libriamoci sulla sua superficie! Conosciamo la sua gente! Portiamo questo pianeta, la tua fragile dimora e tutti i suoi esseri coscienti, nella comunità essenziale del buon intento!
di Tony Balis
24 settembre 2001
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